martedì 12 ottobre 2010

Il mio viaggio in Egitto - Seconda Giornata

Con un po' di ritardo, continuo a postare il mio resoconto di viaggio. Ho una correzione da fare su quanto scrissi dulla Valle delle Regine. Mi sono resaconto di aver frainteso ciò che Yasser voleva dirci quando ci disse che Ramses II innaugurò la Valle come sepoltura per le regine, in effetti è vero. In realtà, la valle era stata usata come sepoltura contemporaneamente alla stessa Valle dei Re, ma precedentemente era utilizzata soprattutto per le consorti secondarie e per i principi. Con la costruzione della celeberrima Tomba di Nefertari, la Valle delle Regine fu appunto eletta a luogo di sepoltura per le mogli principali dei faraoni. Il fraintendimento stava nel mio errato pensiero che Yasser intedesse dire che la valle delle regine era intonsa quando fu scavata la Tomba di Nefertari. Chiedo venia! :)

12 maggio

TEMPIO DI HORUS - EDFU


Ci svegliamo molto presto dopo la navigazione piacevolissima della serata precedente. Siamo a metà strada fra Luxor ed Assuan, e qui sorge il tempio di Edfu, unica meta di tutti i turisti di tutte le motonavi in crociera sul Nilo... Potete immaginare quanta gente affollava il tempio fin dalle prime ore!
Le rovine di questo luogo sacro sono davvero affascinanti con la luce giallo intenso dell'alba.
Il tempio è dedicato ad Horus e fu costruito in epoca Tolemaica, forse è questa una delle ragioni principali per le quali l'edificio si è conservato praticamente intatto! È infatti il tempio più completo che possiamo trovare in Egitto.
Subito vengo colpita dalle dimensioni dei rilievi, ma il mio gusto personale è maggiormente attratto dalle figure affusolate ed eteree dell'epoca faraonica, perciò i rilievi più tozzi, con figure di dee con forme molto marcate mi dà una sensazione sì di bellezza, ma in parte di "imitazione dell'antico".
La nostra visita si articola nei vari ambienti del tempio, che possiede ancora magnificamente i soffitti, seppure anneriti dai primi arabi, che solevano accendere fuochi dentro l'edificio quando lo usavano come riparo, ed era ancora per metà ricoperto dalla sabbia.
Dentro si fatica a camminare per via del sovraffollamento, e a volte si fatica anche a sentire, ma qui finalmente capisco una cosa molto importante e che fino a quel momento mi era sempre sfuggita: come si distingue Hathor da Iside, quando hanno la stessa corona con disco solare e corna vaccine? Ce lo dice Yasser: basta guardare i geroglifici accanto, per Iside abbiamo l'indicazione del suo nome col trono, mentre per Hathor è sempre presente il simbolo di Horus nella casa. Se non è presente nessuna di queste due iconografie, la dea raffigurata è Mut, che viene spesso rappresentata similmente.
Veniamo condotti fino al naos, dove a fatica riusciamo a scattare una foto alla barca sacra che c'è dentro, purtroppo una riproduzione dell'originale che si trova in un museo europeo.
Facciamo al fila anche per scattarci una foto accanto alla pregevole statua del dio Horus in forma di falco nel cortile a cielo aperto, quindi un po' di tempo libero per girare tutti gli angolini remoti del sito archeologico, e poi via di nuovo sulla Queen Isis che parte verso Kom Ombo.

TEMPIO DI KOM OMBO


Il panorama di questa regione è davvero divino. Passiamo fra isole verdissime in mezzo al Nilo, i palmeti si moltiplicano davanti alla vista, e il sole è stupendamente temperato e dolce anche nelle ore più calde del primo pomeriggio. Poco prima dell'arrivo a Kom Ombo siamo tutti sui due ponti della nave per contemplare con ammirazione la bellezza del Paese degli dèi. C'è musica in sottofondo, ed è troppo bello. Uno dei momenti più rilassanti e piacevoli del viaggio!
Intorno alle sei e mezza, arriviamo a Kom Ombo, dove c'è un grande imbarcadero per le navi da crociera, un bar davvero grazioso e numerose bancarelle che vendono soprattutto abiti.
Il tempio di Kom Ombo, altra costruzione del periodo Tolemaico, è un poco più maltrattato dal tempo in confronto al tempio di Edfu, ma la sua grazia, secondo il mio gusto personale, è maggiore del primo. L'edificio fu dedicato a due divinità, Horus e Sobek. Qui ci sono colonne tronche con bellissimi affreschi ben conservati; i colori sono meravigliosi e forti, accarezzati da un sole pomeridiano a tratti arancio che rende tutto ramato. Fa anche abbastanza caldo, ma la visita è piacevole e un poco meno affollata, perciò non ci pensiamo.
Yasser ci porta a vedere il calendario scolpito su una delle pareti, e ci spiega anche come leggerlo! Il disco solare con un tratto sotto indica il giorno, il sistema numerico con tratti e archetti rovesciati ci indica di quale giorno stiamo parlando e a seguire in riga i geroglifici che rappresentano le tre stagioni. Proseguendo troviamo le incisioni che ci parlano della tradizione medica egizia, con un elenco di strumenti chirurgici e da dentisti che Yasser ci spiega uno ad uno.
Infine giungiamo al Nilometro, che si trova in uno spiazzo sgombro proprio ridosso al tempio. Si tratta di un pozzo profondo, dotoato di scale, che serviva a misurare la portata della piena annuale. L'esemplare più antico si trova in quel di Assuan, nell'isola di Elefantina, ma è a scala dritta discendente fino al fiume, i cui muri sono dotati di un sistema di tacche che permette di calcolare l'altezza delle acque.
Ci fermiamo i consueti quaranta minuti per fare le nostre foto. Abbiamo l'appuntamento direttamente alla nave, ma quando usciamo da sito archeologico ci fermiamo a comperare una camicia per mio fratello, visto che la sera di domani ci aspetta la serata egiziana, quindi perdiamo un po' di tempo a trattare. Quando è il momento di correre alla nave, ops! Ci sono centinaia di navi, tutte simili, e tutte ancorate una dietro l'altra! Ci disperiamo, chiedendo in giro dove sia la Queen Isis. Fortunatamente le comunicazioni all'imbarco sono stupefacenti; c'è un uomo ad ogni rampa di scale, e si urlano il nome della nostra nave e del nostro Tour Operator, così ci rindirizzano nel punto giusto, e Yasser ci viene a recuperare subito! Fiuuu, che avventura!!

giovedì 7 ottobre 2010

Annale dell'anno III - la scoperta del pozzo ad Akuyati (Nubia)

Affasciante resoconto dai testi egizi degli annali reali che racconta come, per riuscire ad estrarre l'oro della regione da destinare ai templi, Ramses II scoprì un pozzo nei deserti dello Uadi Allaki, in Nubia. La traduzione è tratta dal libro "Pharaon Triumphant" di Kenneth Kitchen. Le parti fra parentesi quadre sono titoli e arricchimenti testuali glissati per evitare di perdere il filo della narrazione, mentre fra parentesi tonde sono state riempite le lacune testuali.

Anno III, 1° mese dell'inverno, 4° giorno (dicembre del 1277 a.C.) [...] sotto la Maestà di Ramses [...]. Ora, un giorno, accadde che Sua Maestà era seduto sul trono di elettro, portando il diadema ad alte piume. (Egli stava) pensando al deserto ove si può ottenere l'oro e meditava piani per scavare pozzi lungo le vie rese difficili dalla (mancanza di) acqua, secondo il seguente rapporto (che gli era pervenuto): "C'è molto oro nel deserto di Akuyati, ma la strada è difficile per l'acqua. Pochi cercatori di miniere d'oro sono andati là e solo la metà ha raggiunto la meta, perchè sono morti di sete per la via, loro e gli asini che li precedevano. È impossibile provvedere alla loro necessità di bere, andando e tornando, con otri d'acqua. Perciò da quella terra non è mai stato portato oro, per la mancanza d'acqua". Disse allora Sua Maestà al portasigillo che gli stava accanto: "Ora convoca i grandi della corte, in modo che la Mia Maestà possa discutere con loro riguardo a questa terra. Mi occuperò personalmente della cosa!"Essi vennero immediatamente introdotti alla presenza del dio perfetto [...] pieni di giubilo, rendendogli omaggio [...]. Il re parlò con loro riguardo alla natura di quella regione, discutendo con loro di ciò e di come aprire un pozzo sulla strada.Essi dissero a Sua Maestà: "Tu sei come Ra in tutto ciò che hai fatto; qualunque cosa il tuo cuore desidera, essa avviene. Se durante la notte hai un desiderio, all'alba esso si realizza! Se dici all'acqua 'Esci dalla montagna!' immediatamente un flusso sgorga alle tue parole, poichè tu sei Ra in persona, il sole sorgente nella sua vera forma. [...] Per quanto riguarda la terra di Akuyati, questo è ciò che è stato detto riguardo ad essa: 'Rapporto del vicerè della Nubia alla Ta Maestà: È sempre stata in difficoltà per l'acqua, dal tempo del Dio; là la gente muore di sete. I sovrani precedenti desideravano aprirvi un pozzo, ma non vi riuscirono. Anche il re Sethi lo tentò (il padre di Ramses). Al suo tempo, egli fece scavare un pozzo profondo 120 cubiti (60 metri circa). Fu lasciato incompiuto, perchè non vi appariva acqua. Ma certo, se tu dirai a tuo padre il dio Nilo [...] 'Fai sgorgare l'acqua dalla montagna!' egli farà secondo quanto tu hai chiesto [...]".Disse Sua Maestà a questi nobili: "È vero, è vero quello che avete detto, amici miei! L'acqua non è mai stata trovata in quella zona, dal tempo del Dio, come voi dite. Ma io aprirò un pozzo che darà acqua ogni giorno (come in Egitto) su ordine del padre Amon [...] E degli dei falchi signori della Nubia [...]". I grandi lodarono il loro signore e gli resero omaggio.Disse allora Sua Maestà al capo degli scribi reali: "(manda una lettera così al vicerè della Nubia: 'Manderai degli esploratori) a metà strada per Akuyati e lascerai passare un mese, poi invierai (istruzioni) a questi lavoratori dicendo così: [la parte con le istruzioni è perduta]'".(Così il capo degli scribi mandò la lettera e il vicerè) agì secondo gli ordini ricevuti. Quando egli spedì gli uomini (a scavare, i) Nubiani e (altri dissero): "Cosa sta facendo il vicerè? L'acqua si trova (davvero là? La parola) di Sua Maestà si realizzerà veramente e farà apparire l'acqua sulla strada di Akuyati? Non è mai stata fatta una cosa simile dal tempo degli antichi re!".Poi giunse qualcuno con una lettera del vicerè della Nubia (che diceva così): "O sovrano mio signore, tutto si è svolto come la Tua Maestà aveva detto con la sua bocca! L'acqua è comparsa nel pozzo a 12 cubiti [circa 6 metri], con 4 cubiti di profondità (d'acqua) [...]. È sgorgata, come se un dio l'avesse fatto, soddisfatto per la tua devozione! Mai era accaduta una cosa simile (prima) [...]. Il capo di Akuyati è immensamente felice. Quelli che abitavano lontano (meravigliati [...] vennero a) vedere il pozzo creato dal Sovrano: le acque stesse dell'Aldilà lo hanno ascoltato, mentre egli scavava l'acqua nella (montagna! [...]". Questo lesse il capo degli scribi, comunicato dal vicerè. Allora la corte fu deliziata [...] (essi dissero: Tu sei davvero Thot in persona), efficace in buoni consigli per essere istruiti; tutto ciò che dici (certamente accade! [...])". (Ora, il nome di) questo pozzo sarà "Il Pozzo, Ramses II è valoroso di (gesta?)".

I capelli rossi di Ramses

Paragrafo tratto dal libro "Ramsete II, figlio del sole" (1996) di Christiane Desroches Noblecourt, che è stata Conservatore Capo della sezione egizia del Louvre, organizzando nel 1976 una memorabile esposizione su Ramses II e curando personalmente il trasferimento della mummia in Francia per il periodo di cura a cui fu sottoposta.

Rivolgiamo ora l'attenzione alle ricerche condotte sulla splendida capigliatura del re, ancora morbida e setosa, che dopo essere stata delicatamente spazzolata riprese l'aspetto naturale con larghe onde inanellate. Subito dopo aver tolto le bende (1° giugno 1896 n.d.t.), Maspero aveva constatato che i capelli del sovrano, divenuti bianchi, erano stati tinti con l'hennè e questo resta un fatto incontestabile. Un altro motivo sembra sia all'origine della pigmentazione rossastra che esiste ancora sui capelli alla base del cranio: forse era quello il loro colore naturale, che in quel punto resiste più a lungo. Nel caso che il glorioso faraone presentasse davvero una chioma rossa (forse ereditata dai suoi progenitori), questa scoperta sarebbe di eccezionale interesse. Nell'antico Egitto quelli che sfortunatamente erano dotati di questa caratteristica, con i peli del colore delle sabbie sterili e dei fulvi animali del deserto, erano considerati esseri diabolici, esseri "tifoniani" sacri al Tifone degli antichi, il dio Seth. Erano chiamati con disprezzo "forme rosse". Nel famoso Libro dei Sogni, i loro erano analizzati in un capitolo speciale, come sogni dei compagni di Seth. Così, all'inizio della XIX dinastia, due faraoni ricevettero il nome di Sethi (tra cui il padre di Ramses n.d.t.), ossia quello di Seth. Va ricordato che Ramses II si attribuiva la forma divina del dio, dal quale dichiarava discendenti i suoi antenati. Arrivò persino ad associarlo a Baal degli asiatici. E si noti che nel mito solare, Seth appare non solo come l'immagine della perturbazione necessaria allo svolgersi delle stagioni, all'equilibrio delle forze cosmiche, ma, soprattutto, come l'alleato dell'astro, nella cui barca sale per meglio difenderlo dal Maligno. In realtà il demonio, il solo che sia veramente riconosciuto come spirito del male, non è Seth ma Apophis, il pericoloso serpente. E allora (Seth) non è soltanto un male necessario, il Caino, il Caliban, ma si pone come l'aspetto dinamico del divino, che riversa i suoi benefici sull'Egitto.

Ci si consenta una piccola anticipazione sull'ulteriore svolgersi della sua storia. Tenendo presenti le conclusioni dei tredici specialisti che hanno ritenuto di poter confermare con quasi totale sicurezza che Ramses avesse per natura i capelli rossi, si riconosce subito l'importanza di questa inattesa rivelazione, che illumina le scelte e l'atteggiamento talvolta provocatorio del re. Valorizzare una particolarità fisica che avrebbe potuto distruggere un altro più debole di lui, mutare un aspetto nefasto in strumento di successo, quale vittoria! Lungi dal tentare di mascherare ciò che in altre epoche (evidentemente nel Nuovo Regno il disprezzo era andato scemando in semplice superstizione n.d.t) sarebbe stato un grave handicap, Ramses convinse il popolo a vedere in quella chioma fiammeggiante la prova della sua origine sethiana, espressione divina presentata come benefattrice dei suoi padri!

Evitando di chiarirlo espressamente nei testi, Ramses manovrò in modo che la sua fulva chioma apparisse come una benedizione speciale, elargita da Seth, una delle emanazioni necessarie del sole.

sabato 4 settembre 2010

Rassegna Libri - parte 2

Continuo la sezione del blog dedicata ai libri ad argomneto egittologico che ho letto con altri due volumi.
Da qualche mese ho iniziato la costruzione di una personale biblioteca egittologica, nella quale "colleziono" tutte le opere di saggistica e narrativa che riesco ad acquistare e che colpiscono la mia curiosità. Per far ciò, visto che sono abbastanza squattrinata :D spesso giro per mercatini dell'usato. E' incredibile quanta gente dà via libri che io bramavo tanto di leggere! Così con pochi euro la mia biblioteca vanta ora 29 volumi, alcuni dei quali li ho scovati in una bella libreria che svende a metà prezzo libri fuori catalogo. Sono riuscita ad accaparrarmi volumi che costavano 75 euro per 20 (!!) il che mi rende davvero soddisfatta!
D'ora in avanti indicherò quando un libro proviene da questa mia biblioteca. Ovviamene, puntigliosa come sono, non mi fido di opere scritte da visionari. Scelgo i libri in base all'argomento, ma anche in base all'autore; leggo sempre chi è, soprattutto se si tratta di un egittologo o di qualcuno che lavora direttamente sul campo trattato dal volume. Mi è capitato di acquistare un libro (di cui parlerò appena lo avrò terminato) che tratta di un collegamento fra il passato remoto della civiltà egizia e la levata eliaca di Sirio... sono rigorosa e scettica, ma credo che l'importante sia sempre non chiudere la mente a tutte le possibilità che la ricerca ci offre.
E adesso veniamo ai libri di oggi.


IL LIBRO DELLE PIRAMIDI, di C.W. Ceram, è un libro che presi in prestito nella biblioteca della mia cittadina. Si tratta di un saggio dalla facile lettura, ma essendo stato scritto nel 1946 è oramai altamente superato per quanto riguarda tutti i contenuti che riguardano la civiltà faraonica, anche se è stato interessante leggerlo per la parte che riguarda l'excursus archeologico che ha ripercorso, dalla spedizione Napoleonica a Mariette, la storia della nascita dell'Egittologia grazie alle scoperte dei suoi uomini chiave.

(Voto 5.5)




IL FARAONE TRIONFANTE - RAMSES II E IL SUO TEMPO, di Kenneth Kitchen fa parte della mia biblioteca personale (vol. 19) ed è un autentico caposaldo della saggistica egittologica. Lo cercai dappertutto, nelle biblioteche universitarie e in quelle ordinarie, senza mai trovarlo. Poi, grazie ad una botta di fortuna, l'ho scovato in un mercatino dell'usato e la mia giornata si è illuminata! :D
Il saggio ripercorre le tappe dell'avventura ramesside, dai trascorsi storici della XVIII dinastia all'avvento della XIX e alla salita al trono di Ramses. L'autore inoltre descrive non soltanto le classiche vicende storiche che possiamo leggere in ogni libro, ma analizza la vita quotidiana e i contesti storici e sociali del tempo di Ramses II, e lo fa con incredibile semplicità e con molta ironia e passione. Lo stile narrativo è fresco e addirittura simpatico, lineare, schietto. Molte volte sono scoppiata a ridere per le considerazioni di Kitchen, che la maggior parte delle volte sono quelle che fa tra sè il lettore mentre legge.
I contenuti sono fantastici! Per la prima volta ho avuto modo di poter leggere le originali lettere diplomatiche scambiate fra Ramses e Hattusil (imperatore ittita), quelle di Nefertari, quelle fra Ramses e Puthuepa, che fra l'altro sono esilaranti per come l'imperatrice ittita tiene testa al faraone! Leggere questi testi tradotti nella propria lingua è veramente qualcosa di inestimabile, soprattutto perchè i testi egizi sono veramente pragmatici e si lasciano capire con molta facilità.
Riguardo l'eterna frattura che separa gli amanti di Ramses dai suoi detrattori, Kitchen è riuscito in modo sorprendente a mantenersi perfettamente obiettivo e oculato, dimostrando grande saggezza e cultura, nonchè intelligenza. Non ha nascosto, nel racconto degli eventi storici, gli errori commessi da Ramses a causa del suo carattere, trattando questi frangenti con molta ironia, in modo simpatico e leggero, del tutto privo dell'atteggiamento di superiorità che spesso i saggisti adottano nel riferirsi agli uomini antichi, specie se potenti. Non ha nè lodato nè detratto, o meglio, lo ha fatto in egual misura, in modo del tutto equilibrato, e questo mi è piaciuto molto.
Non ho mai nascosto di essere un'amante di Ramses, direi che egli è davvero il personaggio storico che preferisco in assoluto, ma è appunto per la personalità imprevedibile di questo sovrano che mi piace così tanto, quindi sono felice di leggere un'analisi tanto verosimile, che raggruppa luci ed ombre. L'unica piccola critica in negativo che potrei muovere è il leggero velo di religiosità cristiana che permea l'autore in alcuni punti del libro, come nelle righe finali, quando l'autore afferma che se Ramses fosse potuto arrivare ai nostri giorni con una macchina del tempo, fra le altre cose, che credo siano molto sensate, avrebbe potuto comprendere che "Dio è vero amore e non solo fredda giustizia, pura Maat"... alchè ho pensato che volendo avrebbe anche potuto notare come il clero odierno cristiano è quasi peggio del clero di Amon dei suoi tempi!! Non mi inoltrerò ancora in questo discorso comunque :D
Il libro mi ha offerto grandi possibilità; credo che un volume mi sia davvero utile quando leggendolo scovo particolari dei quali non ero a conoscenza, come se trovassi un nuovo pezzo da unire al puzzle e posso constatare come combacia tutto perfettamente con le mie precedenti cognizioni. Questo libro lo ha fatto in molti punti. Alcune frasi sono da inconrniciare, come: "Le gesta e gli atteggiamenti di Ramses II non possono essere semplicisticamente valutati con i nostri attuali criteri sociali, come manifestazioni di eccessiva vanagloria e megalomania; devono invece essere misurati con quelle che erano le norme e gli ideali di quella cultura, non della nostra".
Questo libro lo consiglio veramente a tutti.

(Voto 9.5)

martedì 17 agosto 2010

Il mio viaggio in Egitto - Prima Giornata - parte 2

COLOSSI DI MEMNONE

Prima di raggiungere il tempio di Luxor, facciamo una breve tappa fotografica sul sito dei Colossi di Memnone. Le due solitarie statue rappresentano in realtà il faraone Amenofi III della XVIII dinastia, e in origine fronteggiavano il pilone del suo tempio funerario, una struttura enorme, oggi del tutto scomparsa. Il nome odierno si deve ad una leggenda di epoca greca e ad un fenomeno acustico prodotto dal vento che si incastrava fischiando nelle fessure della pietra, fenomeno che a causa di un restauro antico ha smesso di manifestarsi. Effettivamente i colossi sono molto danneggiati e sfigurati; anche così, però, vi assicuro che fanno un grande effetto sui visitatori!
Chi ha battuto Ramses nell'erigere strutture enormi? Ma proprio Amenofi III parecchi anni prima di lui. È facile rendersi conto del collegamento, se si sa che Ramses II ispirava il suo governo a quello del predecessore (che aveva iniziato tra l'altro il tempio di Luxor da lui concluso). È comunque sconvolgente scoprire come Amenofi avesse voluto e costruito statue così immense, le sculture più gigantesche che ho avuto il piacere di contemplare in Egitto. E questo un poco mi ha stupito.

I Colossi di Amenofi non entravano interi nelle fotografie!!

TEMPIO DI LUXOR


La mattinata è oramai al culmine quando prendiamo la barca a motore, attraversiamo il fiume e scendiamo proprio dietro il celeberrimo tempio di Luxor, o Opet Meridionale, come lo chiamavano gli antichi egizi. Probabilmente sono passate le undici, e fa caldo. Ma grazie alla mancanza d'umidità, la canicola è perfettamente sopportabile.
Percorriamo a piedi tutto il perimetro del tempio, dal retro fino ad arrivare alla facciata, dove riceviamo il biglietto d'ingresso. Sono davvero emozionata! Occhieggio da una certa distanza il pilone, e mi rendo conto di essere davvero in uno dei luoghi che più desideravo visitare. Al mio arrivo, mentre dall'aeroporto il nostro bus ci portava alla motonave, Yasser aveva attirato la nostra attenzione chiedendoci di voltarci a destra, ed era comparso davanti alla mia vista il tempio di Luxor, che mi aveva lasciato a bocca aperta già da quella fugace visione. È una cosa molto strana e surreale, studiare per anni un sito archeologico del genere, vederlo in mille fotografie e da tutte le angolazioni possibili, ma quando ci sei e te lo vedi davanti, imponente e maestoso, la tua visione cambia, prendi coscienza di quali sono le dimensioni reali, è come immergersi in una foto, entrare dentro un altro mondo. È difficile descrivere la sensazione che si prova davanti a tali meraviglie. Il tempio di Luxor poi è davvero grazioso. So che può sembrare una parola poco azzeccata, ma uso questo aggettivo in riferimento alla sua struttura, semplice e schietta, lineare, perfetta. Dentro c'è ogni tipo di bellezza e di raffinatezza dell'arte scultorea e di rilievo parietale. L'archietettura è raccolta, ordinata, bella. Niente di dispersivo. Nonostante ci sia tantissima gente, che come al solito un po' mi disturba, riesco a godermi la bellezza del luogo. Entrando, sul primo pilone fatto erigere da Ramses, c'è l'obelisco superstite (il suo gemello si trova oggi in Place de la Concorde a Parigi), alto e aggraziato, baciato da un sole quasi a picco.

Sulla parete esterna dello stesso pilone, si scorge ancora chiaramente il rilievo della Battaglia di Qadesh!

Passiamo poi sotto i due colossi del faraone che più amo, uno dei quali molto rovinato. Il suo gemello però è splendido e altissimo, perciò ne approfitto per usare a più non posso la mia fotocamera.

Oltre il pilone, fermandoci a tratti per udire le spiegazioni di Yasser, ci troviamo nel cortile a cielo aperto, condito di mirabili statue in piedi di Ramses e di due colossi che fiancheggiano l'ingresso alla sala ipostila. Quello alla mia sinistra è purtroppo rovinato, ma come al solito l'altro è integro, ed è la scultura più bella che fino a quel momento ho avuto la fortuna di vedere (dico così perchè non ero ancora stata a Mit-Rahina). La pietra è granito nero, i tratti sono di una maestria incomparabile. Come si fa a non sorridere di meraviglia davanti allo stesso sorriso peculiare di Ramses che quasi sembra compiacersi della perfezione della sua stessa statua?Entriamo nella sala ipostila, e ne approfitto per fare qualche video. Camminare fra queste colonne a forma di palma è un'esperienza straordinaria, voglio conservare il ricordo con un video e provare a comunicarlo a chi lo vedrà, ma è difficile filmare e guardare, e infatti la ripresa è troppo mossa e frenetica; non si può avere tutto!Yasser ci porta fino al naos, nella parte costruita da Amenofi III, e ci fa fermare davanti ad una rappresentazione del dio Min, itifallico, al cui membro è sovrapposto un geroglifico dalla forma strana, capsulare con un rivoletto discendente. Ai profani subito viene da pensare che somigli ad uno spermatozoo. Yasser credo giochi su questa cosa, consapevole che la gente è facilmente affascinabile dai misteri, e fa subito la domanda "Come potevano gli antichi egizi, senza miscroscopio conoscere gli spermatozoi? Questo è un mistero". Io rimango zitta ed evito di far notare che quello è il geroglifico che simboleggia un vaso con acqua che cala, che indica l'abbondanza o il defluire, ma dubito che Yasser, da egittologo, non lo sappia benissimo. D'altra parte, che cosa non si fa pur di catturare l'attenzione dei visitatori golosi di misteri??Al termine del giro guidato abbiamo del tempo libero per le foto, quindi ci fiondiamo nel cortile e davanti al pilone per immortalarci in un simile posto, pronti per l'ultima escursione della giornata, ossia il tempio di Karnak.

TEMPIO DI KARNAK

Copriamo la distanza di 3 km dal tempio di Luxor a quello di Karnak in bus. Anticamente, a collegare i due templi vi erano due viali di sfingi uniti: per un km e mezzo da Luxor sfingi, e per il restante tratto arieti a immagine del dio Amon, patrono e signore del complesso dell'antica Tebe, capitale d'Egitto nella XVIII dinastia. Il lunghissimo viale è visibile dal tempio di Opet Meridionale (Luxor), ma non è ancora stato completamente portato alla luce e restaurato. Ci sono scavi in corso per riportarlo sotto gli occhi dei moderni in tutta la sua lunghezza. Arriviamo davanti a Karnak che è oramai quasi mezzogiorno, se non più tardi, e adesso il caldo si fa veramente sentire. Pare essere caduto anche il lieve venticello che ci ha accompagnato all'inizio del nostro tour, e il nostro gruppo cerca disperatamente l'ombra. A me non importa tanto. Per risalire in bus da Luxor ho fatto un pezzo di strada di corsa e Yasser ha commentato ridendo "Tu hai il fisico per correre sotto il sole!". Che ci vuoi fare, amico? Ormai sono una creatura del deserto ^_^
Davanti a Karnak sono un poco meno elettrizzata che davanti a Luxor, non so perchè. Forse ho visto troppe cose tutte assieme e ho paura di non serbare il ricordo di ogni cosa come si deve... Però mi basta vedere la statua di Ramses in piedi che accoglie i visitatori per recuperare l'entusiasmo che la calura mi vuole rubare. Quante cose ancora da vedere dentro quello scrigno che è Karnak!

Il tempio, o meglio, il complesso templare è gigantesco, e sono costretta a seguire Yasser da vicino, altrimenti rischio di perdermi. C'è poca gente, perchè è tardi, ma evidentemente il caldo mi deconcentra. Varchiamo il primo e il secondo pilone, e ci ripariamo all'ombra di un colonnato nel cortile, dove Yasser ci racconta un po' di Ramses, visto che è stato lui a costruire ed ampliare la maggior parte delle strutture architettoniche del tempio; solite notizie, quanto ha regnato, chi era sua moglie, quanti figli ha avuto. Nel nostro gruppo ci sono molti "profani" ossia turisti che hanno solo sentito vagamente parlare dell'Antico Egitto, però è divertente come gli uomini accolgono la notizia delle 50 concubine di Ramses e dei suoi cento figli; c'è chi si congratula ad alta voce! Che risate! Percorriamo poca strada ed eccoci alla grande sala ipostila, con le sue meravigliose 134 colonne a forma di papiro aperto, nel capitello delle quali si scorge ancora il colore! Ogni colonna è alta 22 metri, e tenendo il naso per aria non so assolutamente da che parte girarmi! Mi sento minuscola e persa in questa foresta di pietra, davvero impressionante!

Ci tratteniamo all'ombra della sala per la spiegazione e le foto, poi via verso il Lago Sacro. A questo punto il mio cervello doveva essere davvero saturo di tutto ciò che ho visto in una sola frettolosa mattinata, perchè ascolto Yasser ma mi dimentico beatamente di fotografare il Lago, una delle cose che più volevo vedere!! Mi metto invece a girare attorno alla statua di uno scarabeo, per tre volte, col proponimento di tornare in Egitto. Ripercorro la strada per andar via a ritroso dietro al nostro gruppo, ricordandomi solo all'uscita di non aver portato a casa una foto del meraviglioso lago artificiale, ma ormai è troppo tardi per correre indietro! Mi rassegno, pensando però che la visità è stata troppo breve e frettolosa per i miei gusti. I nostri compagni di viaggio non vedono l'ora di sedersi nel bus al fresco, ma io mi rammarico per non aver potuto girare bene e lentamente tutto l'enorme complesso di Karnak. So che più internamente nel santuario di Amon ci sono rilievi parietali con ancora vividi colori e non averli rimirati personalmente è uno smacco. Chissà, forse quando potrò tornare riuscirò a godermelo meglio.

Il mio viaggio in Egitto - Prima Giornata - parte 1

Il resoconto di questo viaggio si basa solo sulle impressioni che ho derivato dai monumenti e dai siti archeologici che ho visitato. Sarebbe troppo ampio descrivere per intero la meravigliosa settimana che ho passato nella terra dei faraoni, quindi ho deliberatamente deciso di restringere il campo descrittivo a ciò che fin dagli albori della mia passione per l'egittologia bramavo vedere coi miei occhi. Ricordo che testo e fotografie sono personali!
Andiamo a incominciare:

BREVE INTRO


Ho intrapreso questo viaggio assieme a mio fratello Riccardo e alla mia amica Emanuela; prima di partire mio fratello ha fatto un excursus egittologico obbligato ma molto breve, grazie a dei miei libri che ha voluto leggere, quindi possiamo dire che non era un turista totalmente comune. La mia amica invece si è dichiarata turista ordinaria, e devo dire che è stato molto interessante cogliere i diversi punti di vista a seconda delle conoscenze che ognuno di noi possiede. Per quanto mi riguarda, desideravo compiere questo viaggio da anni; sto costruendo una biblioteca egittologica personale, e studio egittologia da autodidatta da circa 10 anni.
Il nostro arrivo in Egitto è stato davvero entusiasmante e molto frenetico. Dalla Sardegna siamo arrivati in Emilia Romagna il giorno precedente del nostro volo per l'Egitto e siamo arrivati a Luxor il 10 maggio, intorno alle quattro o cinque del pomeriggio. Spenderò solo poche parole per l'arrivo, giusto per citare i ricordi più emozionanti, come l'ondata di calore che ci ha avvolti appena usciti dalla cabina dell'aereo, o la piccola tempesta di sabbia che quasi ci impediva di atterrare, o la meravigliosa visione delle rive al tramonto una volta sulla nave in mezzo al Nilo... È stato un po' come essere catapultati in un altro pianeta.
Ma l'avventura comincia il giorno successivo, con le nostre agognate escursioni da Luxor in giù.


11 maggio

VALLE DEI RE

Arriviamo all'entrata della Valle poco dopo l'alba. Il cielo è madreperlaceo, il sole lo illumina d'oro e pesca, uno spettacolo surreale visto dal nostro bus. Il clima dell'Alto/Medio Egitto è stupendo, fa caldo, ma non c'è umidità, il che rende la passeggiata splendida. Soffia una lieve brezza che è stata davvero la gioia della nostra prima giornata in Egitto.

Non riesco a rendermi conto che sono in un luogo molto antico, il che mi dispiace; c'è troppa modernità, troppa organizzazione, troppa gente! Avevo immaginato di arrivare alla Valle, luogo dell'ultimo riposo dei faraoni del Nuovo Regno, nel silenzio e in una sorta di raccogliemtno interiore, cosa che devo ben presto accantonare come uno sciocco sogno ad occhi aperti. Mi danno un biglietto, quasi mi sembra di entrare in una fiera... Il turismo di massa purtroppo fa perdere un po' di romanticismo alla visita, è una cosa alla quale mi sono dovuta abituare durante tutto il viaggio. Mentre cammino, forse a causa della tanta gente che ho attorno, non riesco a rendermi subito conto del posto sbalorditivo in cui mi trovo: la Sacra Valle, dentro la Montagna Tebana. Me lo ripeto nella mente, ma il chiasso, i trenini per il trasporto dei turisti e il lieve disorientamento di chi deve stare attento e seguire il proprio gruppo mi impediscono di emozionarmi davvero. In compenso, il paesaggio è superbo. La Valle ispira silenzio e raccogliemento, è un luogo protetto naturalmente, dovunque io mi giri si aprono tombe. Grazie alla nostra dolce brezza, non si soffre il caldo che è sicuramente presente nella tarda mattinata e nel pomeriggio.Yasser, la nostra guida, egittologo del Cairo, ci rende noto, oltre al fatto che nella Valle non sia consentito fotografare nè filmare, che col nostro biglietto possiamo visitare tre tombe. Fra queste tre non è contemplata la visita a quella celeberrima di Tuthankamon, per la quale v'è una biglietteria a parte... Non mi dispiace, non ci tenevo a visitarla, so bene che la tomba in sè non ha nulla di straordinario. Entriamo invece in quella di Ramses III, grande e ancora stupendamente affrescata. Yasser ci spiega cosa vedremo fuori da ogni ipogeo, ma quando entriamo qualcuno dei nostri s'è dimenticato a cosa servono le nicchie laterali, così mi fermo a spiegarlo e rispondo anche a chi ha dei dubbi su chi è il faraone o che dèi sono raffigurati con lui. La tomba è davvero bellissima, e data la sua grandezza non è nemmeno tanto affollata.
All'uscita apprendo che la seconda tomba che visiteremo è quella di Ramses I, e qui non posso fare a meno di lasciarmi andare ad una piccola esultanza. Questa era una della tombe che volevo proprio vedere. Questo faraone è il nonno di Ramses II, e ha perciò per me una notevole rilevanza, visto che dalla notte dei tempi provo una forte devozione per il costruttore di Abu Simbel. Mentre scendo la ripidissima scalinata, sono disturbata dalla fiumana di gente che quasi mi impedisce la discesa, ma riesco comunque a pensare che lungo quei gradini ha sicuramente posato i suoi piedi Sethi I, altro grandissimo faraone figlio del proprietario della sepoltura e padre di Ramses II, visto che era sempre il successore designato che perpetrava i riti di resurrezione alla mummia paterna. La tomba è piccola, ma sgargiante. Il sarcofago reca ancora traccia di colore, e il colore di sfondo delle pareti affrescate è azzurro/nembo, un pigmento che sembra preparato ieri invece che 3500 anni fa. Seguiamo uno stretto percorso circolare attorno al grande sarcofago, quindi risaliamo alla luce. Che fiatone! La scala è veramente ripidissima!
Yasser ci spiega la terza tomba che visiteremo, e la mia speranza viene un po' delusa. Avrei voluto metter piede nella tomba di Sethi I (so che quella di Ramses è stata rovinata dalle alluvioni), la più grande della Valle, ma pare che questa visita non sia prevista, mentre veniamo scortati verso la tomba di Ramses VI... Siamo già in epoca decandente, ma anche la terza tomba è interessante e conserva bei colori e rilievi raffinati. All'uscita mi guardo spesso indietro: su una di queste alte montagnole di detriti, Ramses si isolava a meditare. Piacerebbe anche a me fermarmi un attimo e ripensare a ciò che ho appena visto, a stampare nella mente la bellezza della valle, coi suoi colori ocra baciati dal primo sole, ma il programma di oggi è pienissimo e il ritmo si annuncia già frenetico. Senza smettere di voltarmi, vado via e salgo sul trenino, con la promessa di tornare.

DEIR EL BAHARI - TEMPIO FUNERARIO DI HATSHEPSUT


Risaliamo in bus per un breve tratto, il tempo di splamare un po' di creama solare, e veniamo di nuovo traghettati in trenino verso il tempio della regina-faraone Hatshepsut (XVIII dinastia). Il tempio rupestre (o semi-rupestre) ci appare da lontano, perfettamente incassato nel versante opposto della Valle, dentro la Montagna Tebana, che già da sola è uno spettacolo; ha colori cangianti, gialli e ocra, poi rossi... È qualcosa di maestoso. Non mi stupisce affatto che gli antichi la considerassero sacra.

Quando arriviamo ai piedi del tempio, mi accorgo che anche qui i visitatori non mancano, sottraendo poesia al nuovo momento di gloria. Il fatto poi che io abbia bisogno di immortalare ogni angolino che sto vedendo con la mia piccola digitale, mi impedisce di isolarmi per "sentire" i luoghi dentro di me, ma d'altra parte, devo pur fare delle foto, no?
Dopo la spiegazione, Yasser ci lascia vagare soli per il tempio, così facciamo una lunghissima passeggiata per le rovine giallognole. L'architettura è bellissima, le statue sono perfette e in alcune zone ci sono dei colori vivissimi! Arriviamo fino in fondo, dove ci imbattiamo in un cancello: la parte totalmente rupestre del tempio evidentemente non è visitabile.Facciamo anche incontri un po' loschi. Un poliziotto ci chiede la macchina fotografica, offrendosi di farci delle foto dentro il colonnato, là dove non si potrebbe entrare. Beh, è un poliziotto, perciò accettiamo. Si guarda intorno in modo molto circospetto, e si tiene la nostra macchina per ben tre scatti. Io vorrei prendergliela e andar via, ma questo è armato, meglio assecondarlo. Alla fine ci chiede dei soldi, come avevo immaginato, e quando gli do due euro, mi fa cenno che ne vorrebbe la stessa quantità per tutti e tre! No, non se ne parla, prendiamo la macchina fotografica e ce ne andiamo veloci. Da questo momento in poi, non permettiamo più a nessuno di farci foto o farsi fotografare con noi! Dopo aver immortalato per bene tutti gli angoli e lo splendido paesaggio del quale si gode da sopra le terrazze, ci ricongiungiamo con Yasser, pronti per andare di filata alla nostra prossima meta. Sono circa le dieci del mattino, ma il caldo è dolce e per niente aggressivo. Un clima del genere mi dà davvero tanta energia!

VALLE DELLE REGINE

La prossima tappa è la Valle delle Regine, il luogo dove venivano sepolti mogli e figli dei faraoni del Nuovo Regno. Yasser ci racconta in bus alcuni accenni riguardo questa Valle, e ci rende noto, ahimè, che la celeberrima Tomba di Nefertari (moglie di Ramses) è chiusa al pubblico da circa sei anni. La notizia in parte mi rattrista, perchè non potrò entrare a vederla, ma in buona parte mi rassicura sul fatto che questa misura è certamente un'ottima cosa per la preservazione di questa Cappella Sistina del mondo antico. Sono un po' fra le nuvole, sto ancora pensando alla fugace visione del Ramesseo che ci è apparso dal nulla e che fortunatamente sono riuscita a fotografare dal vetro del bus.

Mi rendo conto che Yasser ha ragione quando dice che per vedere tutta Luxor ci vorrebbe una settimana e non solo un giorno!! Di nuovo mi riprometto di tornare per vedere tutti i tasselli mancanti del puzzle.
Scendiamo e, a piedi, attraversiamo la Valle minore, non meno pacifica e splendida di quella principale. Nella passeggiata verso un parasole, passiamo davanti all'entrata della Tomba di Nefertari, che riconosco immediatamente. L'ho vista in cento libri, non mi posso sbagliare. Scatto una foto.

Qui, al contrario della Valle dei Re dove è proibito, è consentito l'uso del materiale fotografico almeno all'esterno delle tombe. Ci fermiamo all'ombra e Yasser ci dà la sua spiegazione dettagliata prima di lasciarci entrare nelle due tombe designate. Mi dà, tra l'altro, un'informazione della quale ero stranamente all'oscuro: secondo quanto ci raconta, è stato Ramses il primo faraone a inaugurare la Valle delle Regine, con la costruzione della Tomba di Nefertari. Questa informazione è frutto di una confusione con Ahmes-Nefertari, un'altra regina più antica, sposa di Ahmosi, considerato uno dei fondatori della Valle dei Re.
È il momento di entrare negli ipogèi. Il primo è la tomba della regina Titi, davvero degna di nota. Gli affreschi sono ben conservati e le scene vivide. Qui c'è meno folla, anzi, c'è poca gente, quindi riesco a godermi meglio la visita in tutto relax. Verifico personalmente il fatto che le necropoli egizie non hanno nulla di angosciante nè di lugubre, quindi il giro è veramente piacevole anche per l'animo.
Secondariamente entriamo nella tomba di Amon-her-Kopershef, figlio di Ramses III (che ispirandosi al regno di Ramses II, il quale governò circa cento anni prima di lui, diede al suo primogenito lo stesso nome del primogenito di Ramses II). Questa tomba mi piace anche più della precedente. I colori sono brillanti, ben conservati, e ci sono tantissime scene col principe e suo padre contornati dagli dèi.
È però ora di andare, così lasciamo mestamente la Valle delle Regine. Ci aspettano altre due visite, che fra l'altro aspettavo con ansia; i templi di Luxor e Karnak.

martedì 15 giugno 2010

La Saga di Ramses

Voglio iniziare questa sezione del blog dedicata alle mie letture sull'Antico Egitto dalla saga di romanzi che più ho amato in assoluto e dalla quale ho imparato tantissimo, sia per quanto riguarda l'aspetto puramente letterario, sia da quello egittologico; si tratta ovviamente della Saga di Ramses di Christian Jacq.




Non spenderò tantissime parole per descrivere questi libri, perchè chi li ha letti sa molto bene che è difficile riassumere a parole la loro estrema godibilità, la semplicità col quale sono scritti e allo stesso tempo l'efficacia della narrazione che da sempre caratterizza ogni romanzo di Christian Jacq. Il Romanzo di Ramses è la leggenda di questo re, è una storia scritta col cuore e con la conoscenza, senza il rigore freddo ed eccessivamente scientifico dello storiografo. Ed è soprattutto per questo che cattura così tanto. Christian Jacq non si preoccupa di ricostruire la pura verità storica, ma mette insieme il mito e la tradizione, aggiungendo la sua immensa cultura egittologica: non gli importa di seguire una linea di rigorosa verosimiglianza, ci racconta ciò che di questo faraone è stato tramandato, e si sa, in ogni leggenda c'è sempre un fondo di verità.
E' così che personaggi storici e di fantasia si mescolano in una trama intrigante e avvincente che riesce a far vivere al lettore delle autentiche emozioni.
Il primo libro, IL FIGLIO DELLA LUCE, è uno dei miei preferiti dei cinque della saga, forse perchè avverto la libertà dell'autore nel descrivere la vita del re prima che divenisse tale, regalandoci la storia di una parte della vita di Ramses II che non era mai stata raccontata.


LA DIMORA MILLENARIA tratta del primo periodo del regno di Ramses, dall'ascesa al trono all'imminente scontro con gli ittiti. Il titolo si riferisce alla costruzione del Ramesseo, il tempio funerario del re così come lo chiamavano gli antichi.


LA BATTAGLIA DI QADESH, terzo volume della saga, narra del conflitto contro gli ittiti guidati dall'imperatore Mowattali e della celeberrima battaglia avvenuta nel 5° anno di regno sulle sponde dell'Oronte. Questo volume è forse il mio preferito in assoluto; contiene scene memorabili, direttamente tratte dal fantastico Poema di Pentaur scolpito sulle pareti del tempio grande di Abu Simbel.


LA REGINA DI ABU SIMBEL è ugualmente uno dei più avvincenti volumi del romanzo, in quanto narra la vicenda che da sempre abbiamo conosciuto attraverso le fonti ebree (ovvero la Bibbia) e che finalmente viene vista con gli occhi degli egiziani. L'Esodo e la storia di Mosè, nonostante sia oramai quasi certo che non sia avvenuto nel regno di Ramses e di certo non nel modo in cui la Bibbia ce lo narra, scorre con estremo piacere e riesce a far divorare le pagine, fino al commovente epilogo...


Chiude l'opera L'ULTIMO NEMICO, con un volume che non risparmia nuove emozioni, ma soprattutto, dal mio personale punto di vista, ricco di paragrafi dalla malinconica raffinatezza, specie verso il finale, come la scena in cui il re, oramai vecchio, compera del pane da una fornaia e il suo sapore gli ricorda della giovinezza, della vita ormai passata; un paragrafo che comunica molto bene come Christian Jacq sia un maestro nel suscitare universi concettuali con poche semplici e mirate parole.

(Voto 10 e lode)